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	<title>Noleggio Sci</title>
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	<description>Il blog per chi ama lo sci</description>
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		<title>10 regole per il corretto comportamento lungo le piste da sci</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 13:13:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Info & Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[regolamento]]></category>
		<category><![CDATA[sci]]></category>

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		<description><![CDATA[1. Rispetto degli altri
Sulle piste ci si deve comportare in modo da non mettere in pericolo e non recare pregiudizio agli altri.
2. Controllo della velocità
Ogni utente delle piste deve adattare la propria velocità e comportamento alle proprie capacità personali, allo stato della neve ed alla densità del traffico.
3. Scelta della direzione da seguire da parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #ff0000;"><em><strong>1.<strong> Rispetto degli altri</strong></strong></em></span></h2>
<p>Sulle piste ci si deve comportare in modo da non mettere in pericolo e non recare pregiudizio agli altri.</p>
<h2><span style="color: #ff0000;"><em><strong>2. Controllo della velocità</strong></em></span></h2>
<p>Ogni utente delle piste deve adattare la propria velocità e comportamento alle proprie capacità personali, allo stato della neve ed alla densità del traffico.<span id="more-25"></span></p>
<h2><span style="color: #ff0000;"><em><strong>3. Scelta della direzione da seguire da parte di chi si trova a monte</strong></em></span></h2>
<p>La persona che si trova a monte è nella posizione di poter scegliere una traiettoria: deve quindi sceglierla in modo tale da preservare la sicurezza di chi si trovi a valle.</p>
<h2><span style="color: #ff0000;"><em><strong>4. Sorpasso</strong></em></span></h2>
<p>Il sorpasso può essere effettuato a monte o a valle, dalla destra o dalla sinistra, ma deve sempre in modo da evitare e prevenire le possibili evoluzioni di chi viene sorpassato.</p>
<h2><span style="color: #ff0000;"><em><strong>5. Incroci e precedenze</strong></em></span></h2>
<p>Dopo una sosta o all&#8217;incrocio delle piste, qualsiasi utente deve assicurarsi, a monte e a valle, che può inoltrarsi sulla pista senza pericolo per gli altri e per se stesso.</p>
<h2><span style="color: #ff0000;"><em><strong>6. Sosta</strong></em></span></h2>
<p>Va evitata ogni sosta nei passaggi stretti o senza visibilità; in caso di caduta bisogna lasciare la pista il più presto possibile.</p>
<h2><span style="color: #ff0000;"><em><strong>7. Salita o discesa a piedi</strong></em></span></h2>
<p>Per salire o scendere una pista a piedi bisogna usare il bordo della pista, facendo attenzione che la propria presenza ed attrezzatura non rappresentino un pericolo per altri.</p>
<h2><span style="color: #ff0000;"><em><strong>8. Rispetto delle informazioni e della segnaletica</strong></em></span></h2>
<p>Si devono sempre tenere presenti le informazioni sulle condizioni del tempo, delle piste e della neve e rispettare palinatura e segnaletica.</p>
<h2><span style="color: #ff0000;"><em><strong>9. Assistenza e soccorso</strong></em></span></h2>
<p>Qualsiasi persona testimone o attore di un incidente, deve prestare assistenza dando l&#8217;allarme, In caso di bisogno e a richiesta dei volontari del pronto soccorso deve mettersi a loro disposizione.</p>
<h2><span style="color: #ff0000;"><em><strong>10. Identificazione</strong></em></span></h2>
<p>Qualsiasi persona testimone o attore di un incidente deve far conoscere la sua identità ai membri del soccorso o a terzi.</p>
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		<title>Si è sciolta la pista da sci più alta del mondo!</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 13:05:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Info & Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Novità & Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[sci]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Professor Edson Ramirez, dell’Istituto di idraulica e idrologia dell’Università Mayor di San Andres, in Bolivia, fa rilevamenti sulla Cordigliera delle Ande dal 1991. Nel 1999 si era convinto che il ghiacciaio Chacaltaya, sede della pista da sci più alta del mondo, avrebbe resistito fino al 2015, ma oggi, con un anticipo di più di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Professor Edson Ramirez, dell’Istituto di idraulica e idrologia dell’Università Mayor di San Andres, in Bolivia, fa rilevamenti sulla Cordigliera delle Ande dal 1991. Nel 1999 si era convinto che il ghiacciaio Chacaltaya, sede della pista da sci più alta del mondo, avrebbe resistito fino al 2015, ma oggi, con un anticipo di più di 5 anni, la situazione dello scioglimento fa pensare che entro la fine del 2010, non ce ne sarà già più traccia.</p>
<p>Il Chacaltaya “è” parte di un sistema di ghiacciai, il Tuni Condoriri, che ha perso un terzo della sua estensione dal 1983, ma che da diverse decine di anni consentiva agli appassionati (per lo più stranieri) di sciare ad un altitudine di ben 5.280 metri sul livello del mare, sfruttando un normalissimo sky-lift per la risalita.</p>
<p>Una delle caratteristiche che rendeva questo posto unico al mondo è che l’attività sciistica si svolgeva esclusivamente d’estate, ovvero nel periodo che coincideva con l’inverno dell’emisfero settentrionale. Tale situazione si veniva a creare a causa delle condizioni troppo rigide della stagione invernale. Il Chacaltaya, che era soprannominato “il ghiacciaio tropicale” per la sua latitudine prossima a quella dell’equatore, aveva più di 18mila anni.</p>
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		<title>La storia dello sci</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 09:43:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Info & Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[sci]]></category>
		<category><![CDATA[storia dello sci]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo sci nordico
Non è facile stabilire con precisione le origini degli sci, di certo c&#8217;è solo che fanno parte della storia dei popoli nordici dalla notte dei tempi. Le prime testimonianze certe di attrezzi simili agli sci, usati come mezzi di locomozione, si devono a ritrovamenti fossili risalenti a più di 2500 anni A.C. in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9" class="wp-caption alignleft" style="width: 198px"><img class="size-full wp-image-9" title="Incisione rupestre norvegese" src="http://www.noleggio-sci.net/wp-content/uploads/2009/10/graffito.jpg" alt="Incisione rupestre che testimonia il primo esempio conosciuto di sci" width="188" height="138" /><p class="wp-caption-text">Incisione rupestre che testimonia il primo esempio conosciuto di sci</p></div>
<h2><span style="color: #ff0000;"><em><strong>Lo sci nordico</strong></em></span></h2>
<p>Non è facile stabilire con precisione le origini degli sci, di certo c&#8217;è solo che fanno parte della storia dei popoli nordici dalla notte dei tempi. Le prime testimonianze certe di attrezzi simili agli sci, usati come mezzi di locomozione, si devono a ritrovamenti fossili risalenti a più di 2500 anni A.C. in Siberia, Scandinavia e Lapponia. Nell&#8217;isola di Rodoy, in Norvegia, è stata rinvenuta una splendida incisione rupestre, databile intorno a 4000 anni fa, che rappresenta una figura umana con ai piedi degli inconfondibili sci. Nel IV secolo a.C. Erodoto, nelle Historiae, parla di popoli dell’Asia minore con “scarpe di legno” per spostarsi sulla neve.</p>
<p><span id="more-8"></span>Avvicinandosi ai tempi nostri, troviamo una descrizione sull&#8217;uso degli sci nella Historia de gentibus septentrionalibuss critta da Olaus Magnus, arcivescovo di Uppsala e plenipotenziario del re di Svezia presso la Santa Sede, tradotta dal latino e pubblicata nel 1565. La descrizione, non del tutto precisa, diede modo a Papa Paolo III di definirli &#8220;strumenti del demonio&#8221;. Vengono descritti come “zoccoli di legno e lunghi e in punta ritorti all’insù a guisa d’arco”. Cesare Vecellio, pittore, scrittore e decoratore, cugino del pittore Tiziano, pubblicò in quegli stessi anni un&#8217;opera sugli usi e costumi dei popoli della Terra (&#8221;Degli abiti antichi e moderni di diversi parti del mondo” Cesare Vecellio, Venezia &#8211; 1590) nel quale dà una descrizione, basata su notizie di seconda mano, degli scandinavi con questi improbabili zoccoli ai piedi. Sempre in quegli anni Gustav Eriksson Vasa, prigioniero dei danesi durante l’invasione della Svezia, riuscì a fuggire con gli sci, ritornò in patria dove organizzò la sommossa che diede il via alla guerra di liberazione svedese. Vasa divenne poi re di Svezia con il nome di Gustavo I. In memoria della sua impresa nel 1922 nacque la Vasaloppet, gara di granfondo che si snoda lungo il tragitto di 90 km da lui compiuto durante la fuga. Pare che il primo italiano a calzare gli sci sia stato il prelato Francesco Negri, ravennate, durante un avventuroso viaggio in Lapponia nella seconda metà del XV secolo, nel quale raggiunse Capo Nord. Egli ne parla diffusamente nel suo libro &#8220;Viaggio settentrionale&#8221;, pubblicato postumo agli inizi del 1700: &#8220;Due tavolette sottili, che non eccedono in larghezza il piede, lunghe otto o nove palme, con la punta alquanto rilevata per non intaccar la neve&#8221;. Dopo di lui bisogna attendere parecchio tempo per trovare altre notizie di sciatori italiani. Nel 1886 Edoardo Martinori, di ritorno da un viaggio in Lapponia, portò in Italia un paio di sci, che restarono però solo una curiosità esotica. Nel 1888 ebbe grande eco in Europa l&#8217;avventura di Fridtjof Nansen, grande scienziato ed e esploratore norvegese, che attraversò la Groenlandia con gli sci percorrendo circa 500 chilometri da Umivik a Godthaab, salendo su vette alte fino a 2700 metri. La diffusione della sua opera, &#8220;Paa ski over Groenlandia&#8221; (Con gli sci attraverso la Groenlandia &#8211; 1890), fece scoprire l&#8217;utilità di quegli strani pezzi di legno per spostarsi sulla neve e contribuì notevolmente a diffonderne la pratica. Il &#8220;Museo dello Sci&#8221; di Oslo conserva ancora l&#8217;attrezzatura originale usata da Nansen.</p>
<p>L&#8217;ingegnere e cartografo svizzero Marcel Kurz (1887-1967), ottimo alpinista e sciatore, fu uno dei precursori dello sci-alpinismo sulle Alpi. Ne illustrò esaurientemente la tecnica e descrisse le sue escursioni in diverse opere, una delle quali, Alpinismo Invernale, pubblicato in Italia nel 1928, è stato recentemente ristampato dalla casa editrice Vivalda.</p>
<p>Norvegia 1924 (Photographic Archive of Fridtjof Nansen&#8217;s)</p>
<p>Norvegia 1924 (Photographic Archive of Fridtjof Nansen&#8217;s)<br />
Nel 1890 giunse a Torino per lavoro l&#8217;ingegnere svizzero Adolf Kind, alpinista e sciatore, portando con sé un paio di sci di frassino. Le sue evoluzioni sulla neve entusiasmarono gli amici che ne seguirono ben presto l&#8217;esempio e, dopo averne imparati i rudimenti, sperimentarono le prime vere escursioni in montagna. Dalla prima salita al Monte Cugno, che diverrà una classica del tempo, alla salite al Colle Bione, alla Carra Saettiva e alla Roccia Corba. Per merito di quegli ardimentosi pionieri, nel 1901 nacquero i primi sci club italiani: il primo in assoluto fu lo Sci Club Ponte Nossa in provincia di Bergamo (ottobre 1901), cui seguì due mesi dopo lo Ski Club Torino, il cui atto di nascita fu pubblicato nella rivista del CAI, sostituito pochi anni più tardi dalla Federazione Italiana dello Sci (FIS), diventata in seguito Federazione Italiana Sport Invernali, fondata a Milano da Alberto Bonacossa, che ne fu anche il primo presidente. Nel 1902 l&#8217;allora Ministro della Guerra Generale Giuseppe Ottolenghi, con decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, decise di formare alcuni reparti di sciatori da inserire nei reggimenti alpini, che furono utilizzati nella Prima Guerra Mondiale e che contribuirono non poco alla diffusione della pratica dello sci di fondo.</p>
<p>Alla fine del 1800 fu introdotto l&#8217;uso dei bastoncini, che diedero vita alla tecnica detta del passo alternato, unica tecnica fondamentale dello sci da fondo fino all&#8217;avvento del rivoluzionario passo pattinato (skating), sperimentato dal finnico Pauli Siitonen. Fu l&#8217;americano Bill Kock ad adottarlo per la prima volta alle Olimpiadi, nel 1976 a Seefeld in Austria, dove si piazzò secondo. Proprio in quegli anni comparvero i primi sci da fondo in materiale sintetico: il minor attrito di questi nuovi materiali portò un enorme miglioramento delle prestazioni e della velocità su piste sempre più larghe, battute e levigate. Il passo pattinato si affermò definitivamente nei Campionati Mondiali di Seefeld del 1985 per gli indubbi vantaggi in termini di prestazioni rispetto al classico passo alternato.<strong><em></em></strong></p>
<h2><span style="color: #ff0000;"><strong><em>Nascita dello sci alpino</em></strong></span></h2>
<p>Lo sci da fondo, perfetto per le enormi distese scandinave, non era l&#8217;ideale per le ripide discese alpine. Nella seconda metà del 1800, Sondre Norheim, un falegname norvegese della regione Telemark, cominciò a sperimentare vari sistemi di curva e frenata usando un unico bastone ed attacchi con il tallone libero. La frenata era quella dei saltatori nordici per arrestare la corsa dopo il salto. Nacque così la tecnica del Telemark, dove nella fase di curva si avanza lo sci esterno assumendo la tipica posizione inginocchiata. Il tallone libero permetteva una grande libertà di movimento sia in pianura che in salita, ma in discesa lo sciatore era piuttosto instabile: la virata &#8220;Telemark&#8221; consentiva di affrontare discese più ripide in neve fresca e profonda in discreta sicurezza. I movimenti erano molto eleganti e belli da vedere. In quegli anni era la tecnica migliore per l&#8217;attrezzatura disponibile.</p>
<p>ll Telemark fu soppiantato negli anni &#8216;20 dalla tecnica detta Cristiania, dal nome della regione di Oslo in cui si sviluppò. Grazie a nuovi attacchi che bloccavano il tallone, le curve erano ora condotte con gli sci paralleli. Era nato quello che oggi noi chiamiamo sci alpino. L&#8217;evoluzione dello sci alpino è legata strettamente all&#8217;evoluzione dei materiali: i vecchi scarponi di cuoio con le stringhe sono stati sostituiti via via con calzature sempre più tecniche, che bloccano la caviglia permettendo un perfetto controllo degli sci. Gli sci si sono accorciati ed alleggeriti, i materiali sempre più sofisticati hanno consentito attrezzi sempre più facili da manovrare. Il Telemark pareva ormai una tecnica superata invece, negli anni &#8216;70 in Colorado, ci si rese conto che essa era perfetta per lo sci escursionismo: permetteva infatti di avere stabilità anche in discesa, punto dolente di ogni sci escursionista. Inoltre si comprese che, con la stessa attrezzatura, si poteva fare fondo, discesa, sci alpinismo e camminare comodamente. Nel 1983 il telemark fu riproposto, con materiali moderni quali sci sciancrati, scarponi di plastica, attacchi regolabili, dai maestri americani in Europa e in Italia, dando un nuovo impulso a questa splendida disciplina sportiva.</p>
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